L'ipercolesterolemia familiare, conosciuta anche come colesterolo genetico, è una malattia ereditaria che provoca livelli molto elevati di colesterolo nel sangue fin dalla nascita. A differenza delle forme di ipercolesterolemia legate principalmente ad alimentazione e stile di vita, questa condizione dipende da alterazioni genetiche che compromettono la capacità dell'organismo di eliminare efficacemente il colesterolo LDL, il cosiddetto "colesterolo cattivo".
Sebbene spesso non provochi sintomi evidenti nelle fasi iniziali, l'ipercolesterolemia familiare rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo precoce di patologie cardiovascolari. Per questo motivo, riconoscerla e intervenire tempestivamente è fondamentale per la salute e il benessere generale.
Cos’è l’ipercolesterolemia familiare?
L'ipercolesterolemia familiare è una condizione genetica che colpisce circa una persona su 250/300 e altera il metabolismo del colesterolo LDL, producendone in eccesso indipendentemente da alimentazione e stile di vita. Di conseguenza, il colesterolo tende ad accumularsi nel sangue e nelle pareti delle arterie già nei primi anni di vita.
Il termine ipercolesterolemia indica genericamente un aumento dei livelli di colesterolo nel sangue. In base all'origine della condizione si distinguono:
- Ipercolesterolemia primaria: dovuta principalmente a mutazioni genetiche che causano un problema nel recettore cellulare che permette di intercettare il colesterolo LDL nel sangue. Essa viene anche chiamata ipercolesterolemia familiare e a sua volta di differenzia in omozigote o eterozigote, a seconda del numero di geni che interessa.
- Ipercolesterolemia secondaria: non è legata a condizioni genetiche ma causata da altre patologie che influenzano l’aumento del colesterolo LDL come alcune malattie endocrine o metaboliche, ad esempio l’ipotiroidismo, il diabete, l’obesità, ma anche problematiche renali o epatiche.
Perché il colesterolo può essere genetico
L'ipercolesterolemia familiare è causata da una mutazione del codice genetico che coinvolge principalmente i geni LDLR, APOB e PCSK9, responsabili della regolazione del colesterolo LDL. Quando questi recettori non funzionano correttamente, il fegato non riesce a rimuovere in maniera adeguata il colesterolo LDL, che rimane quindi in circolo e tende ad accumularsi nel sangue.
Dal punto di vista genetico, ogni persona possiede due copie di ogni gene, una ereditata dalla madre e una dal padre. Se quindi un genitore è affetto dall’ipercolesterolemia, ogni figlio ha il 50% di probabilità di ereditare la variante.
Quando invece sono alterate entrambe le copie di uno dei geni principali, o sono presenti due varianti ereditate dai genitori, può svilupparsi la cosiddetta ipercolesterolemia omozigote, una forma più rara e grave di ipercolesterolemia.
Le forme di ipercolesterolemia familiare
L’ipercolesterolemia si differenzia principalmente in base alla tipologia di alterazione genetica ereditata e alla sua diffusione.
Ipercolesterolemia familiare eterozigote
L'ipercolesterolemia familiare eterozigote è la forma più frequente di ipercolesterolemia. Si verifica quando si eredita una singola copia alterata del gene da uno dei genitori. Essa colpisce mediamente una persona ogni 250-300 individui ed è una delle malattie genetiche ereditarie più diffuse al mondo.
In questa malattia, i livelli di colesterolo LDL risultano significativamente più elevati rispetto alla media, con valori di colesterolo totale tra i 220 e 550 mg/dL e livelli di colesterolo LDL superiori a 190 mg/dL. Spesso questa patologia rimane asintomatica per molto tempo ma è una delle principali condizioni legate all’insorgenza di malattie cardiovascolari.
Ipercolesterolemia familiare omozigote
L'ipercolesterolemia familiare omozigote si sviluppa invece quando viene ereditato il gene mutato da entrambi i genitori. Questa patologia è molto più rara e colpisce circa una persona su 320.000 persone nella popolazione generale.
L’ipercolesterolemia è quindi una malattia poco diffusa ma allo stesso tempo anche molto grave: i livelli di colesterolo LDL, infatti, possono raggiungere valori estremamente elevati già nei primi anni di vita, attorno ai 600-800 mg/dL per il colesterolo totale e oltre i 500 mg/dL per il colesterolo LDL. In questo caso, il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari precoci è particolarmente alto.
Sintomi dell’ipercolesterolemia familiare
L’ipercolesterolemia familiare è una condizione che raramente mostra sintomi evidenti, anche per molti anni.
Per questa ragione molte persone scoprono di avere il colesterolo genetico alto solo in seguito a esami del sangue o a seguito della diagnosi di un familiare.
Esistono però alcuni possibili segnali caratteristici di questa condizione poiché i depositi di colesterolo sono facilmente osservabili in vari punti del corpo, come:
- Xantomi, piccoli accumuli giallastri di grasso
e colesterolo, su nocche, ginocchia e gomiti;
- Xantelasmi, depositi di grasso e colesterolo
sulla palpebra, sono un altro segnale della malattia ma può essere connesso anche ad altre patologie;
- Arco corneale, anello biancastro o grigio
attorno alla cornea, molto frequente tra le persone giovani
affette da questa malattia;
- Depositi di grasso sul tendine di Achille, ma anche tendini delle mani e dei gomiti, a volte con ispessimento e dolore.

Rischi e complicazioni dell’ipercolesterolemia familiare
L'eccesso di colesterolo LDL nei vasi sanguigni favorisce la formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie. Con il passare degli anni queste placche possono restringere i vasi sanguigni e compromettere il normale afflusso di sangue agli organi e causare complicazioni anche gravi.
Le principali complicazioni comprendono:
- Angina pectoris: dolore al petto e senso di oppressione che si manifesta principalmente durante uno sforzo fisico anche lieve;
- Aterosclerosi precoce: il deposito di placche di colesterolo all’interno delle arterie, anche durante l’infanzia;
- Infarto del miocardio;
- Attacchi ischemici transitori o ictus;
- Altre patologie cardiovascolari.
Come si diagnostica l’ipercolesterolemia familiare
La diagnosi di ipercolesterolemia non dipende da un unico esame ma comprende la valutazione completa dello stato generale del paziente.
Il primo accertamento riguarda il profilo lipidico completo, compreso di colesterolo totale, LDL, HDL e trigliceridi.
Il medico valuta poi i fattori personali come età, sesso, stile di vita del paziente, il rischio cardiovascolare e la ricostruzione di casi familiari per valutare la presenza di colesterolo alto, infarti o altri eventi cardiovascolari nella storia familiare.
Infine, in casi clinici particolarmente sospetti, può essere consigliato un test genetico per identificare la variante responsabile della malattia e confermare la diagnosi. In caso il test risulti negativo, ciò non esclude a priori l’ipercolesterolemia familiare poiché non tutte le varianti sono rilevabili tramite test genetico.
Ipercolesterolemia familiare e stile di vita
Anche se la componente genetica non può essere modificata, lo stile di vita rimane un elemento essenziale per mantenere la patologia sotto controllo ed evitare peggioramenti.
Alimenti da preferire e da evitare per chi ha il colesterolo genetico
Seguire un'alimentazione salutare ed equilibrata rappresenta un importante aiuto alla terapia e per prevenire possibili patologie cardiovascolari legate all’ipercolesterolemia familiare.
In generale, è consigliabile adottare uno stile alimentare ispirato alla dieta mediterranea, con ricette a basso contenuto di colesterolo che privilegiano frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e grassi insaturi di origine vegetale e limitano il consumo di grassi saturi, prodotti industriali, zuccheri e alcolici.
Nonostante una sana alimentazione sia un elemento fondamentale per la salute cardiovascolare, nelle persone con colesterolo genetico raramente è sufficiente per riportare i valori di colesterolo nella norma.
Cambiamenti dello stile di vita
Adottare di uno stile di vita sano è un altro elemento molto importante per ridurre il rischio cardiovascolare complessivo, riducendo la comparsa di patologie come diabete, pressione alta e obesità.
In questi casi è essenziale praticare attività fisica con regolarità, mantenere un peso adeguato, non fumare e limitare il consumo di alcol.
Terapia per l’ipercolesterolemia familiare
La terapia per l'ipercolesterolemia familiare comprende sicuramente la modifica dell’alimentazione e dello stile di vita e ha come obiettivo ridurre il più precocemente possibile l’accumulo di colesterolo LDL e prevenire complicazioni dell’aterosclerosi, infarto e ictus.
Solitamente viene poi definita dal medico una terapia farmacologica in base ai valori lipidici, all'età e al profilo di rischio cardiovascolare del paziente.
Il trattamento può comprendere farmaci come le statine, in grado di ridurre la produzione di colesterolo all’interno del fegato e, a seconda delle necessità, l’associazione di alcuni farmaci come ezetimibe o terapie più avanzate nei casi ad alto rischio.
La diagnosi precoce e il controllo periodico della malattia rappresentano sono le azioni più efficaci per ridurre il rischio di complicazioni e migliorare la qualità della vita delle persone.